Bianca, mysef and I, Pietro

Come stiamo, cosa facciamo

Sul palcoscenico e dietro le quinte Allenami, insegnami a vivere con te

Mentre Natale si avvicina neanche tanto di soppiatto, giacchè ho constatato che con l’arrivo del secondo figlio il tempo (per fortuna? purtroppo?) vola, ho pensato all’ultima volta che ho scritto qualcosa su questo blog, realizzando con una certa dose di stupore che si è trattato di circa un anno fa.

Cos’è successo nel frattempo in questi 365 giorni? A parte il susseguirsi di cose da fare- bambini da portare-riprendere -la cena da preparare- il lavoro  e tutte le altre faccende quotidiane delle mamme, questo tempo mi è volato. E noi stiamo cosi:

Preziosa e fragile, Instabile e precaria, Chiara e magnetica, Leggera come l’aria.

Bianca è cresciuta, come fanno i bambini, senza fare rumore. Ha iniziato a camminare a 13 mesi e da allora non si è più fermata. A settembre ha iniziato ad andare all’asilo nido, tempo pieno, fino alle 16, dimostrandosi e dimostrando a me, che l’ho generata, cullata, plasmata e pertanto e per questo ho supposto di conoscerla più e meglio di chiunque altro,  di essere una bambina molto diversa da ciò che pensavo. Credevo si sarebbe adattata difficilmente, ha fatto un inserimento modello; pensavo -supportata in questo da qualche racconto raccapricciante, di quelli fatti apposta per seminare terrore – che avrebbe avuto notti disturbate: questo è successo nei primi quindici giorni ma poi basta. Alla mattina, in macchina con suo padre che l’accompagna, canta “Fra martino campanaro”, e prendo questo come una dimostrazione  che a scuola ci vada volentieri, e a questo mi aggrappo quando mi s’incasina il cervello e mi convinco che sia troppo piccola, troppo fragile.

Del resto mi dimentico troppo facilmente che questa bambina, così amata, così preziosa è nata per resistere, avendo dovuto lottare in principio della sua vita per la propria esistenza, giacché avrebbe dovuto essere gemella, ma il fratello/sorella non ce l’ha fatta.

Per niente fragile, dunque, ma il fatto è che è seconda e ultimogenita, e ai miei occhi “la piccola di casa”, anche quando piccola in effetti non è.

Bianca ama cantare, coccolare il suo inseparabile orsetto, le piace disegnare; è diffidente, però, si abbandona solo con chi vuole lei, seleziona con precisione e cura le persone da amare e da cui farsi amare. Bianca è impaziente, per lei non esistono le sfumature. Mi allunga le braccia per essere presa in braccio, lo fa spesso, poggia la testa sulla mia spalla e mi da un bacio. Quando succede questa magia faccio pace con il mondo, e penso che davvero sono fortunata perché le mie braccia contengono tutto ciò di cui ho veramente bisogno.

Ed è la prima volta anche per me, che vedo te

A questo penso, guardando Pietro crescere. Ogni giorno è come lo vedessi per la prima volta, ha sette anni ma a volte ne dimostra venti.  Le sue ossa sono lunghe e sottili, nel suo corpo le tracce di bambino si perdono ogni giorno che passa, e per questo mi dispero. Lo abbraccio, quelle volte che ancora si lascia abbracciare, e lo sento diverso, e il confronto è accentuato dalla rotonda e morbida presenza della sorellina.

Come promesso, sta crescendo secondo diverse varietà di splendore. A scuola è bravo, gli viene tutto facile, ama contare e impegnarsi ad imparare il corsivo. Coltiva sempre la sua passione per la giustizia e difende le sue idee con tenacia e coraggio; a Pietro non si riesce a nascondere nulla. E’ quel bambino con l’argento vivo addosso, quello che “mi annoio”, ma anche quello che riesce a cogliere più di quello che mostri perché è sensibile. Pietro è un bambino senza paure, affronta la vita di petto, come ha sempre fatto. Non lo spaventano le novità, non prova timidezza, in questo siamo diversissimi.

Prima di ogni cosa

Il sole sorge e tramonta con Pietro. E’ rimasto lui, nonostante l’arrivo della sorella, il mio faro nella notte, la mia cometa.

Come quella volta che abbiamo scoperto Che davanti a noi c’era uno spazio aperto

La mia mente è ossessionata – è il caso di dirlo – dall’ultima canzone di Jovanotti “Chiaro di luna”. Mi ripeto le strofe nel silenzio dei miei giorni, me le dedico come se fossi l’innamorata di me stessa, perché di fatto nessuno mi ama così.

Che insieme si può andare lontanissimo , Guardami negli occhi come fossimo Complici di un piano rivoluzionario , Un amore straordinario

Si trascinano i giorni e fatico a ricordarmi quell’amore straordinario, quello che poi ha generato tutto ciò che io chiamo vita, adesso.

Si trascinano i giorni e sempre più mi sento un essere che viaggia in solitaria, e la cosa davvero più triste è che non me ne dispiaccio più.

 

 

 

 

Bianca, Elevate riflessioni

Bianca

Bianca come la luce che filtra, tagliente e accecante, dalla finestra.

Bianca come la neve, che copre le strade, e i pensieri li annienta, e in un attimo torni bambina.

Bianca come la veste della purezza, come una pagina da scrivere, come la verità.

Bianca come le cose pure e incantate, come una vita appena nata, vergine di male, colma di bene.

Bianca come te, amore piccolissimo e grandioso, che sei arrivata in una bellissima giornata di sole, quasi otto mesi fa.

Elevate riflessioni, gravidanza, madri

Questa volta e quell’altra.

“Sei incinta?” (chiesto due settimane dopo il test di gravidanza)

“Sei incinta?” (chiesto al settimo mese)

“Ormai sei alla fine!” (al quinto mese di gravidanza)

“Che pancetta!” (all’ottavo mese)

Quella volta: ormoni allo sbando, lacrima facile, sensazione di non farcela, fatica a dormire, piedi a lievitazione naturale, pesantezza.

Questa volta: “Mmm, oggi ho mal di schiena. Cosa sarà? Ah, giusto, sono incinta.”

Due gravidanze, due mondi opposti. Tanto è stata impegnativa la prima (vomiti esclusi, per fortuna), tanto è stata una naturale evoluzione delle cose la seconda. Al traguardo manca ancora un pochino, (poco più di due mesi…) e, chissà, magari quando tornerò a scrivere qui avrò la mia bimba fra le braccia.